Antibiotici, allarme resistenza. L'esperto: anche la crisi ha un ruolo

Creato Mercoledì, 13 Marzo 2013

Se non si scoprono nuovi antibiotici nei prossimi 20 anni sarà persa la guerra contro i batteri. Lo sostiene il primo rapporto redatto dal responsabile medico del governo britannico, Dame Sally Davies, che lancia l'allarme senza precedenti, sostenendo come la resistenza agli antibiotici è una delle maggiori minacce per i cittadini del Regno Unito, alla pari del terrorismo e del surriscaldamento globale.

Nel rapporto si spiega anche che potranno diventare molto pericolose alcune operazioni chirurgiche oggi ritenute senza rischio: il pericolo di infezioni sarà altissimo e non ci saranno "armi" per fermarle. Per non parlare di interventi molto delicati come i trapiant i, che saranno di fatto impossibili per l'elevatissima mortalità post-operatoria. Quello che serve, spiega l'esperta inglese è lo sviluppo di nuovi antibiotici per il quale andrebbero incoraggiate le aziende farmaceutiche. «Non abbiamo nuove classi di antibiotici dalla fine degli anni '80 e come singoli farmaci ce ne sono pochissimi allo studio delle case farmaceutiche» sottolinea la Davies che aggiunge come tra le cause della sempre maggiore diffusione di infezioni batteriche resistenti agli antibiotici ci sia il loro uso massiccio sia per curare patologie che potrebbero essere affrontate in altro modo sia nell'agricoltura, allevamento e pesca. La Davies in conclusione cita l'esempio di E. Coli e Klebsiella la cui diffusione si è triplicata negli ultimi tre anni ed è la causa più frequente di infezioni contratte in seguito a ricoveri in ospedale. Nel Regno Unito, secondo i dati dell'esperta, 5mila persone muoiono a causa di un batterio Gram-negativo (come E.Coli e Klebsiella) e nella metà dei casi la causa è un batterio resistente agli antibiotici. Conferma l'allarme anche sul fronte italiano Giuseppe Ippolito, Direttore scientifico dell'Istituto nazionale per le malattie infettive "Lazzaro Spallanzani" di Roma. «La considerazione principale» spiega Ippolito «è che da molti anni non abbiamo antibiotici, anche perché si è lungamente pensato che il problema fossero i Gram-positivi. La situazione» continua l'esperto «è particolarmente grave per le terapie intensive dove complicare la situazione ci sono carenze igieniche rilevanti». E la crisi gioca un ruolo determinante nel precipitare della situazione «sia perché si riducono procedure di pulizia essenziali sia perché» continua Ippolito «viene tagliato anche il personale addetto. Il risultato» conclude «è che anche i n Italia il tasso di isolamento di germi resistenti è in continua crescita. Sono necessari, perciò, sia un maggior impegno nella ricerca di nuovi antibiotici, sia una maggiore attenzione alle procedure di decontamninazione sia, infine, un maggiore investimento sul personale».

Marco Malagutti

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